Gestire lo stress al tempo del coronavirus

20 marzo 2020…se mi guardo indietro penso che solamente un mese fa la mia vita era completamente diversa…tante cose che ora mi sembrano bellissime solo 30 giorni fa erano scontate, a volte persino motivo di lamentela!!!!

Il lavoro, i ritmi incalzanti, la gestione dei figli e delle economie…le uscite con le amiche…il rapporto di coppia…sembravano cose normali…ed in effetti lo erano.

Ma oggi non è più così e la chiusura forzata in casa mi porta a chiedermi cosa posso fare per non sopperire all’ansia dell’attesa, alla paura per il futuro che, solo fino a poco tempo fa, davo per scontato. Sono gli interrogativi con i quali mi confronto con i miei pazienti in colloqui svolti in un setting diverso, utilizzando skype, io che fino all’altro ieri a malapena sapevo cosa significava videochiamata! Questo stravolgimento mi ha fatto capire l’importanza di rimettersi in gioco continuamente, di ricercare continuamente nuove risorse che permettano di continuare a sentirsi vivi anche in un tempo cosi dilatato e rallentato…

Allora ho pensato di mettere nero su bianco una serie di riflessioni e suggerimenti tratti da vari articoli carpiti dal grande mondo della psicologia.

Certamente ciò che più spaventa è la paura…certo la paura della paura è un concetto che può fare anche un po’ sorridere…

Ma la paura è una emozione sicuramente utile e che ci spinge, o dovrebbe farlo, a proteggerci nelle situazioni di pericolo. Se però la lasciamo lavorare indisturbata può diventare vero e proprio panico…il bombardamento mediatico al quale siamo sottoposti ora dopo ora su social, tv e mezzi di comunicazione di massa favorisce pensieri rimuginativi, confusione alimentando la paura che diventa panico…il ritrovarci in casa a leggere e rileggere continuamente articoli più o meno veritieri ma sempre o quasi catastrofici, ne favorisce la crescita.

Ma il panico, a differenza della paura che ci permette di proteggerci dal pericolo, ci spinge a reazioni eccessive, ad alimentare pensieri catastrofici in un vortice senza fine dove chi vince è il pensiero pessimistico, l’idea fissa che non andrà bene, che nulla potrà portare a soluzioni positive.

Come proteggersi allora dal panico per sopravvivere a questo difficilissimo periodo senza conseguenze negative dal punto di vista psicologico?

 

  1. EVITARE LA RICERCA COMPULSIVA DI INFORMAZIONI

So bene che il desiderio continuo è quello di trovare informazioni rassicuranti che ci diano l’illusione di una risposta chiara e definitiva…purtroppo però leggere compulsivamente articoli di dubbia provenienza (magari condivisi da amici fidati o scritti da personaggi famosi e , quindi, “attendibili”) favorisce il processo opposto: aumentano le ansie, i pensieri rimuginativi, l’ansia che diventa panico…ma non aiutano a darsi delle risposte realistiche sul coronavirus!

Ad esempio, questa mattina su facebook, nota piattaforma, appariva un articolo dove si ipotizzava che le persone appartenenti al gruppo sanguigno A positivo fossero più a rischio…io sono A positivo e non nego che sul momento questa notizia non mi abbia lasciato indifferente…fondamentale è stato verificare l’attendibilità dell’articolo e la presa di coscienza che le informazioni scientifiche vanno ricercate in siti riconosciuti… da qui si deduce il secondo punto:

  1. USARE E DIFFONDERE FONTI INFORMATIVE AFFIDABILI

È bene attenersi a quanto conosciuto e documentabile.

Quindi: basarsi SOLO su fonti informative ufficiali, aggiornate e accreditate.

Al Ministero della Salute, alla Protezione Civile, e al Sistema sanitario nazionale e regionale lavorano specialisti esperti che collaborano per affrontare con grande rigore, attenzione e con le risorse disponibili la situazione in corso e i suoi sviluppi. (tratto dal CNOP)

  1. UN FENOMENO COLLETTIVO E NON PERSONALE

Questo terribile virus non è un problema “personale” ma un fenomeno che riguarda la collettività. Quello che si sta facendo con sacrifici enormi emotivi, economici, affettivi, lo si fa per la comunità, quindi non solo per sé stessi ma per proteggere la collettività con un senso di responsabilità civica che deve andare oltre i desideri personali. Riuscire a pensare che non siamo soli ad affrontare questa pandemia può aiutare a sentirsi uniti e a favorisce quel senso civico fondamentale per il rispetto di regole sicuramente ferree e a volte persino dolorose ma necessarie, piuttosto che vivere le regole imposte con un senso di fastidio e con un senso di ingiustizia che alimenterebbero solamente astio e rabbia.

La vera cura siamo noi, il nostro essere centrati, la nostra capacità di reagire sfruttando le risorse interne, la vera sfida diventa riuscire a trovarle.

Solo così, grazie alla resilienza, si riuscirà a superare un periodo della nostra vita che resterà nella memoria personale e collettiva.

Ce la faremo!!!!

 

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