Sindrome impostore

La sindrome dell'impostore

Capita a volte di sentirsi inadeguati rispetto alle situazioni lavorative o relazionali in genere. Di per sé questo non è un problema, ma quando tale sensazione ci accompagna in ogni situazione ed in maniera pervasiva allora si parla di “sindrome dell’impostore”.

Si potrebbe pensare possa trattarsi di una problematica legata alle persone “incapaci” ma la realtà è esattamente opposta. Infatti, tale problematica è tipica di persone capaci ma che non riescono a fidarsi delle proprie capacità.

Sono persone centrate sull’esterno, che vedono chiaramente le doti e capacità altrui ma che non riescono assolutamente a vedere le proprie. A queste persone non basta sperimentare successi od essere gratificati da lodi e riconoscimenti perché continuano a non riconoscersi le qualità che, viceversa, sono spesso assai evidenti all’interlocutore. Per questa ragione tali persone sono capaci di riconoscere le qualità altrui ma tendono a sminuire i propri successi. Allo stesso modo non amano essere lodati, sono estremante perfezionisti ma con la costante paura di fallire. Il senso autocritico appare eccessivo ed il perfezionismo diventa limitativo poiché, non essendo mai soddisfatti del lavoro svolto, diventa un impedimento (“mi devo perfezionare ancora prima di agire”).

Spesso queste persone si sentono di non essere “abbastanza”, sono insoddisfatte del proprio lavoro nonostante i risultati positivi e con scarsa tolleranza al confronto. Questo perché è alta la paura di far emergere le incapacità percepite in maniera distorta e di fallire tanto da limitare le scelte della vita (non partecipare ad un colloquio di lavoro “tanto non mi sceglierebbero mai”, rinunciare a parlare ad un convegno esponendo il proprio lavoro…)

Le persone con questa sindrome si considerano sopravvalutati, di non meritare le lodi tanto da sviluppare sintomi legati ad ansia e stress a causa della continua inadeguatezza.

COME INTERVENIRE?

All’interno della relazione terapeutica la persona verrà aiutata a spostare l’attenzione da fuori a dentro sé, iniziando a “vedere” e “sentire” realmente sé stessa.

Iniziare a vedersi partendo da come ci vedono gli altri per poi comprenderne i motivi aiuterà la persona a conoscersi in maniera nuova e più costruttiva. Non si tratta di dare valore al pensiero altrui ma di “utilizzare un paio di occhiali diversi” che aiutino a guardare “dentro”. Servirà un lavoro sull’autostima per migliorarla ed imparare a credere maggiormente in se stessi.

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